Artisti del nostro tempo: Amerigo Tot


(il Popolo di Roma, anno I, No. 62, Roma, 24 November, 1950, p. 3)

— by TONI BONAVITA

Una statua, un quardo, un disegno, che ci piace, porta immediataente a considerare l’artista che ha creato l’opera. Cominciamo allora ad immaginario nella vita privata, nella persona fisica, nel mondo in cui vive e lavora. E’ se accade che l’opera può dar segni indicatori diversi della realità, altre volte e chiaro nel quadro o nella statua le figura spirituale e fisica dell’artista.
Per Tot le sue statue parlano in modo tale dal descrivero precisamente qual’è: presantezza fisica, primitiva rudezza e naturale bontè.

Il sasso e le infinite forme di esso nell’universo, la sua esistenza dall’eternità, la materia che lo compone, la durezza e la malleabilità ad un tempo, sono le qualità che hanno fatto si che Tot cominiciasse ad amare la pietra; amarla fino alla follia.
Portare un ciottolo rotondo nelle fasche per sentire la forma ed il calore. Non importase il più delle volte è la mano dell’artista a tra…mott… a questo sasso il proprio calore.
Nello studio di Tot i « sassi » diventano donne. Attorno a una di queste donne situata su un trespolo anzi meglio, accovacciata su di esso un tempo di daverza. Tot ed Eva (la pittrice delle orchestre e dei suonatori di violino) offrivano a tutti vino con garofano. Vino « drogato » dicevano: e un giorno venn a via Margutta la Polizia dei costumi per sapere quale droga Tot propinasse agli ospiti. I questurini bevvero anche loro il vino « drogato »; poi cominciarono ad abbracciare le statue con si abbracciano magnifice donne.

Donne di Tot.

- Dove le trovi. Tot, queste strade donne? - domandò un giorno una signora che era andata a trovaro nello studio e voleva evidentemente fare la spiritosa.
- Nella creata - urlò lo scultore ungherese.

Ungherese. E soltano una questione di nascita: uno che vive’ da 17 anni in Italia è senz’altro un artista italiano. Ed al sole di Roma egli è affezionato anche se qualche volta desidera la poggia.
La poggia ho sentito un giorno maledirla, da Tot, polichè aveva fasciato tutti i vestiti sulla terrazza. Allora accese la stufa per farli asciugare. Intanto Tot raccontava favole a Demostene.

Demostene è un gatto amico di Amerigo. Un tempo, nello studio dello scultore ce n’ erano parecchi di gatti; poi o sono fuggiti via. Ora Demostene mangia doppia razione di polmone e chiacchiera con le statue. E’ sempre felice ed ha un solo terrore il dentifricio. L’ odore del dentifriciofa impazzire questo gatto. E verità: andate a trovarlo Demostene.

Molti amici vanno a trovare Tot: ce ne sono cinque però a cui è stato interdetto l’accesso allo studio dello scultore. Per essi per gli altri c’è un cartellino piú piccolo vicino al campanello che non funziona: « bussare, ma non troppo forto » Dice.

Mi ricordo una sera in cui sembrava che tutta Roma si fosse raccolta a via Margutta 7. Le pareti dello studio erano diventate di gomma. Si fece tardi e la mattina ancora essisterano persone ubriache sdraiate nella minuscola cucina. Fu allora che le zitelle del piano di sotto cominciarono a protestare. Se tutte le proteste invece che venir fatte oralmente fossero state scritte si sarebbero accomulate davanti alla posta di Tot montagne di carta.

Furono queste solite zitelle che prospettarono all’ artista l’ idea di Rivestire il pavimento dello studio di tappeti. Per non essere disturbate, dicevano. Ve l’imaginate uno studio di scultore con creta, gesso, pezzi di marmo, ecc. su un pavimento ricoperto di tappeti?

A proposito di tappeti c’è qualcuno in via Margutta che ama Tot cosi profondamente che stenderebbe per terra i tappeti quando lui passa. Sono i meccanici delle autorimesse che hanno trovato nello scultore une dei pochi difensori nella recente polemica sulla strada degli artisti.
Per questo Tot si è attrata l’antipatia di parecchie persone. - Non mi danno fastido - dice - e poi, che ci posso fare se a me piacciono i meccanici?

Tot nello studio di via Margutta lavore molte ore al giorno. La sua produzione è ormai nota in tutto il mondo. Son tanti anni che lavora che quasi ha perso il ricordo delle prime opere fatte.
A casa di un industriale milanese dove Tot capitò qualche mese fa, gli fu richiesto il parere circa un « nudito » situado nella stanza da pranzo.
Particolare: Tot conosceva l’industriale da poche ore e quest’ultimo non aveva (come è logico in tutte le presentazioni) bene afferato il nome dello scultore.
- Che le sembra di questo « nudito » - disse l’uomo?
- Non c’è male - rispose Tot. - Di chi è?
- L’ho comrato qualche anno fa - riprese l’industriale - è operadi un certo Tot uno scultore ungherese che vive a Roma.