Disegni e Sculture di Tot 12

(Galleria Minima "Il Babuino", Rome, 08 June, 1943, pp. 1-4.)

— by Attilio Crespi

– Galleria Minima “il Babuino” –

Inserita fino a ieri nei limiti di un pittoricismo esuberante e frastagliato, la scultura di TOT, per distinta da una connaturata eleganza e da un ben congegnato intereccio di motivi plastici, sembrava propendere a soluzioni di sempre più alaborata preziosità formale. Ne sottolineava il compiacimento, insieme all’accentuarsi delle invenzioni, più propriamente coloristriche e atmosferiche che strettamente plastiche, quel confidanziale rivelatore che è il disegno, già padrone di un architettonico ed armonico impianto compiacente, teso a stabilirne l’entità, nello spazio, secondo un ricercato e involuto echeggiamento spaziale del segno. Definizione per elaborazione indolente, compiaciuta, un po’ estetizzante, e non per urgenza e ansie volumetriche decise. Per quanto dalla « Baccante » alla « Donna al mare » appaia qui nella mostra uno stacco preciso, in realità, stacco preciso non v’è. Al di là delle apparenze il filo conduttore sussiste: qui, è solo un deciso riepilogare delle esperienze pittoricistiche della scultura in una più naturalistica e contemporanea conclusione, come se ai compiacimenti plastici astratti si subentrata una nuova misura plastica concreta e ne abbia mutato il volto secondo un più serrato eloquio. Il questo è il nuovo passo di TOT.
Il diario intimo del disegno insegni. Dalle fiammeggianti e quasi alessandrine raffinatezze del segno, talvolt … più teso a compiacersi, nel suo andamento chiaroscurato e melodico, dalle proprie risorse, che a definire direttomente e decisamente la forma, e dai vaneggiamenti della forma stessa, nasce quasi uno spostarsi impaziente di volumi lungo il suo impianto, uno scarnirsi nuovo dei l’immagine, un po’ come materia plastica irrequieta che cerchi una sua nuova e più fresca stabilità. Da ciò que passare graduale, ma pur apertamente rivelato, dal frondose ridonanze baroccheggianti, alle legnose strutture, fra cui affiora già un più aperto amore ad una plastica conclusa nel limite di un solo segno corrente e corrente. Siamo sulla soglia di una definizione plastica massa bloccate, concluse in ritmi raccolti intorno a lo … stessi. Siamo in definitiva all’opera ultima la « Donna alla mare », condotta con una misura formale più sorvegliata e con un sentimento plastico più immediato e pronto.
Ciò per la storia. Ma vi sono fatti in TOT, che restano il suo contrassegno: ed è quel’insopprimibile amore all’evasione, a una dolce modulazione plastica del segno, che nel determinarsi, corre, rompe, il limite delle forme chiuse e le libera in giuoco, un propendere di particolari fuori del margine d’influenza aerea della figura, un rincorrere di estremi appigli nello spazio, quale necessità di concrete un moto, una fioritura musciale oltre il concesso. Così in questa « Donna al mare » sua ultima opera: il raccolto e circolare procedere della forma intorno ad un ideale fulcro pare sfoci da un lato, nel congiungersi delle oblique degli arti, dolcemente tese a spostare e ad ampliare il peso della massa e il gusto del racconto. Ed è come uscire, con connaturata eleganza di soluzione, dai limiti consuetudinari di una tradizione e costrizione formale.