Al “Babuino”

(Il Lavoro Fascista, Rome, 02 June, 1943)

— by Ercole Maselli

La piccola mostra di disegni e sculture di Tot (Amerigo Toti) alla Minima ci apprende, ancora una volta, come sia possibile trovare accenti personali di goduta felicità (e facilità) nell’ambito di un manierismo di gusto e cultura svelatamente proposito e svolto su temi e componenti di non astrusa nè, oggi, eccentrica definizione e decifrazione. Niente di drammatico, perciò, o che somigli e voglia somigliare a quel che si dice una crisi, nel passagio da uno ad altro registro di temi formali, da uno ad altro pedale di giusto. L’unità di quesi vari momenti, non dialettica ma discorsiva, si riduce alla costante disposizione dell’artista, al suo proposito di raggiungere, in ciascuno, il più armonico e graguale risultato.
Si tratta tavolta di assai speciose e composite soluzioni e concordanze: come in questa saporosa Baccante in cui Quattrocento, Cinquecento, Barocco, Rococò e gusto moderno, deformazione centrifuga e legame unitario (e, naturalmente e sopratutto, la piacente arguzia plastica di Tot, la sua compiaciuta coscica di ragioni e modi figurativi) propongono una ben plausibile e gustosa maniera di ritorno all’arte del bronzetto. Siamo, in centro modo, sulla via di Mirko. E proprio in essa incontriamo i quattro piccoli bronzi, più fluide soffate e snodate fiammelle, e più gradevoli. Una maggior coerenza formale tra il bacino la testa e il nodo delle mani e dei piedi, vorremmo vedere in Bagnante.
O dobbiamo riconoscere in questo, e a smentita di quatro abbiam detto a principio, un vero e proprio annuncio di crisi?
Fra molti altri pregevoli disegni Giuditta e Le tre Grazie, della prima maniera, ci sembrano i più personalmente persuasi e i più persuasivi, per elaborata nettezza di flessione grafica e partitua cromatica.