Lo scultore Tot


(Prisma, anno II, vol. II, München, 1970)

— by LUDWIG CURTIS

Da vari anni seguiamo con grande interessamento lo sviluppo di questo scultore. Sembra che in lui lottino incessantemente ideali d’arte in contrasto tra loro. Conosciamo alcuni suoi ritratti le cui movenze, nell’atteggiamento, come pure nel giuoco delle linee del volto, sono accentuate, seguendo Rodin, fino all’espressione la più eloquente e le cui superfici irrequiete e sciolte, tentano l’artista verso l’impressionismo. Tra i suoi disegni a carbone, tracciati con mano svelta e sicura, le teste consumate da un ardore interno tra discono l’influenza di Kokoschka, ma d’altra parte ha studi di movenze dal corpo femminile nei quali continua la celebre maniera di Rodin. …Qualche anne fa ha suscitato le nostra più grande meraviglia con le facciata di una cappella nel Camposato di Bologna, nella quale è rappresentato Il giudizio universale. In quelle vari centinaia di figure, Tot dimostra una richezza di fantasia illustrativa che fa ricordare Gustavo Doré. Infine abbiamo visto questo spirito irreqieto, questo spirito in continua formazione secondo i più nuovi ideali, lottare con la materia per dare forma cubistica e chiusa al nudo femminile si che le superfici grandi e liscie si sciolongo in una semplicità e in una levigatezza come conchiglie o ciotoli levigati dall’acqua. …L’opera di Tot ci è apparsa tanto più magnifica quanto più abboamo cercato di compenetrarla. E ci ha infine riempito di una felicità rara. Ecco: questa epoca che i più pessimisti ritengono incapace di creare un’opera d’arte che sia all’altezza del grande passato è riuscita a creare un tale capolavoro che raggiunge quelle vette. Una grande individualità d’artista, ritornando alle leggi della vecchia arte europea, assimila l’antico spirito e sull’esperienza della tradizione si avvia verso mete nuove.