Per un monumento – Tot contro lo Scià

(Il Settimana Incom Illustrata, Roma, 06 March, 1950, p. 11)

— by ANTONIO SPINA

Lo Sciá di Persia sará citato a comparire dinanzi alla I Sezione del Tribunale di Roma per rispondere di inadempienza contrattuale e per sentirsi invitare a risarcire danni morali e materiali ad un artista di origine ungherese residente a Roma da piú di dodici anni, lo scultore Tot. L’avvocato Francesco Nardelli che é stato incaricato dallo scultore della tutela dei suoi diritti, ha giá preparato la citazione e attende solo risposta ad una lettera inviata direttamente allo Sciá, per iniziare le practiche legali.
La vicenda, che a suo tempo suscitó notevole fermento e polemiche nell’ambiente artistico e nella stampa, e che sembrava avesse dovuto concludersi con il viaggo di Tot a Teheran e un principesco trattamento alla corte persiana, ha avuto uno svolgimento complesso che risale ai primi mesi del 1948. Lo Sciá di Persia, venuto in Europa, era passato per Ginevra, dove aveva visitato una mostra personale dello scultore. Egli aveva giá sentito parlare di Tot che in quel tempo era di moda e del quale lo Siá ricordava una spettacolasa statua della regina Atlantide nel famoso film omonimo della Ufa, che dava tutto il tono ad una cittá sommersa. A Roma allora Tot teneva aperto ogni sabato il suo studio dove artisti e esponenti del mondo cosmopolita romano si recavano a bere il vino bollito e a discutere di arte. Di lui e delle sue sculture si erano occupati anche le riviste Life, Picture Post e Harper’s Magazine. Piacque allo Sciá l’audacia di quelle opere e incaricó il suo segretario e direttore del giornale governativo di Teheran Karoyan, il dott. Mesbah, di prendere contatti con Tot perché preparasse un bozzetto per un monumento nazionale al Soldato dell’Iran, da erigersi nella piazza dei Ministeri di Teheran. Il Mesbah si recó a Roma e dette l’incarico a Tot che si mise al lavoro e preparó i disegni e il bozzetto. Esso rappresentava una stele su un basamento con alla sommitá la figura di un soldato alta metri 3,50. Nell’originale il basamento avrebbe dovuto essere alto quatro metri con intorno 15 metri quadrati di bassorilievo, rappresentati da una parte l’antica storia persiana e dall’altra la recente.
Pochi mesi dopo, nel novembre del ’48, ritornado dalle Olimpiadi di Londra lo Sciá si fermó a Roma dove fu ricevuto con tutti gli onori (ci fu anche un ricevimento al Campidolio organizzato dal sindaco Rebecchini) e prima di partire volle conoscere personalmente l’autore del bozzetto. Una mattina alle 7 Tot fu svegliato al telefono dal dottor Mesbach, che gli comunicava che lo Sciá lo attendeva all’albergo Excelsior alle otto e trenta. Alle 8,30 una macchina americana si fermava dinanzi al portoncino dell’edificio di Via Margutta dove all’ultimo piano abita Tot. Il colloquio duró circa un’ora e mezza. Lo Sciá fu cordialissimo e chiese a Tot in guanto tempo contava di portare a termine l’opera e se intendeva partire immediatamente per Teheran, Tot disse che sarebbe stato necessario circa un anno e che avrebbe dovuto preparare ancora alcuni particolari prima di partire. Lo Sciá disse che aveva approvato il preventivo di 19.000 dollari (circa 12 milioni) e assicuró che si sarebbe interessato personalmente per ingaggiare degli architetti locali e per fargli trovare sul posto il materiale in pieta e bronzo. Tot, da parte’sua, avrebbe provveduto a far fondere la figura in bronzo a Roma dal suo fonditore di fiducia Congerolami. Insomma furono concordati tutti i particolari. Il bozzetto fu imballato e aggregato al bagaglio personale dello Sciá che se lo portó con sé a Teheran. Fu convenuto che lo Sciá avrebbe anche provveduro ad autorizzare il visito per lo scultore e gli avrebbe fatto pervenire al piú presto fotografie di soldati e di altri tipi caratteristici iraniani a cui ispirarsi per le figure del bassorilievo, oltre ad una copia dell’uniforme in uso nell’esercito.
La visita si concluse con una seretta cordiale di mano tra il Re e lo scultore (una stretta di mano che non avrebbe lasciato dubbi in chiunque, dice Tot) e con le parole: Ci vedremo presto a Teheran.
Ma qui comincia la parte piú oscura della vicenda. All’anuncio che Tot era stafo incaricato dallo Sciá di elevare un monumento a Teheran si scatenó nell’ambiente artistico una mezza bufera. Una commissione di cinque artisti si recó dal Ministro degli esteri Sforza per protestare contro l’offesa che sarebbe stata fatta all’arte italiana e per chiedere il suo intervento presso lo Sciá per invitarlo a scegliere altri artisti. Il Ministro rispose naturalmente che la cosa non lo riguardava minimamente. Pressioni vennero allora fatte anche all’ambasciata americana e inglese e a quella dell’Iran, consorti di ambasciatori, amici ed amiche influenti, tra cui anche alcune esponenti della alta nobilitá romana furono messe in moto mentre i giornali annunziavano, di tanto in tanto, la partenza di Tot per Teheran. Tot naturalmente fu dispiaciuto di un simile fatto (tanto vero che ancora oggi davanti alla porta del suo studio é appiccicato un cartello con la scritta: I cinque artisti che hanno firmato la petizione al Ministero contro di me sono pregati di NON visitare) ma non vi dette troppo peso, memore della cordiale stretta di mano dello Sciá e delle sue precise parole. Egli si preoccupó di terminare i disegni del monumento e si tenne pronto a partire alla prima chiamata, rifiutando per questo anche molte altre offerte pervenutegli dall’Inghilterra, della Francia e dai paesi scandinavi. Si cominció a preoccupate quando passati quatro o cinque mesi la chiamata non arrivava. Il tempo cominció a passare cosí tra le assicurazioni sempre piú vaghe e generiche dell’ambasciata Iraniana, che finí per divenire sempre piú ermetica e una fitta corrispondenza con alti dignitari della corte di Teheran. Lo scultore scrisse al principe Maleh e al principe Choukouch Darhar ma le risposte furono vaghe. E’ passato cosí piú di un anno e mezzo senza che Tot sia riuscito a sapere piú nulla del suo bozzetto né ad avere piú notizia delle intenzioni dello Sciá che, forse spaventato dai dissidi provocati nell’ambiente artistico italiano dalla sua scelta, avrá voluto recedere dalla sua decisione e rinunziare al monumento. Ora Tot ha messo le cose nelle mani di un avvocato. Secondo l’avvocato Nardelli, il contratto fu circostanziato e perfezionato anche se non fu sottoscritta nessuna carta. Non poteva il Tot pretendre da una Maestá Imperiale una sottoscrizione scritta, doveva bastare la parola e di essa Tot si era fidato.
Quanto all’obbligazione lo Sciá l’ha contratta personalmente e pertanto egli figura nel contrato come un qualsiasi cittadino straniero che risponde personalmente dei suoi impegni. Ecco perché l’avvocato si é rivolti direttamente allo Sciá, senza seguire il tramite dell’Ambasciata, per avverirlo dell’inizio dell’azione legale.

Amerigo Tot abita a Roma da piu di dodici anni dove ha uno studio in via Margutta. Lo studio é aperto tutti i sabati a trattenimenti cui partecipano i piú noti artisti del quartiere.

Ogni sabato in casa di Tot, lo scultore ungherese che ha intentato causa allo Sciá Persia, per inadempienza contrattuale, si fa festa. Tot é al centro. A sinistra Corrado Alvaro.

Amerigo Tot ricevette, nel maggio del ’48, una commissione da parte dello Sciá per l’esecuzione di un monumento ai soldati persiani. L’ordinazione fu ripetuta dallo Sciá stesso.

Lo Sciá di Persia conobbe le opere di Tot visitando una mostra personale tenuta a Ginevra nei primi mesi del 1948. Ne aveva giá sentito parlare e ne rimase molto impressionato.

Alcune sculture di Amerigo Tot, che piacquero particolarmente allo Sciá di Persia. Data l’ordinazione, lo Sciá sembra essersene dimenticato nonstante tutt le sollecitazioni.