Presentazione al Mostra alla Margherita

(Galleria « La Margherita », Roma, 1970)

— by CARLO LEVI

Caro Tot,

Che mai si può aggiungere a quello che ha scritto Moravia sull’arte in generale, e sulla tua in particolare?
Poco o nulla, a mio avviso, se non si voglia entrare i una analisi critica dettagliata. Non parleró dunque di Hegel, né della origine, sviluppo e morte delle arti, ne di Picasso, né di Moore, né di Arp e Brancusi, né per restare a casa nostra, di Martini, o di Viani, o che so io.Guardiamo queste sculture per quello che esse sono , una per una, dando, una volta almeno, per conosciute e risolte (o sconosciute e insolubili) le questioni generali di estetica e storia dell’arte: a lasciando ai tecnici della critica is problemi dei rapporti e delle influenze e derivazioni. Guardiamole una per una, e cerchiamo on esse il gusto attraente per una materia antica, per quello che sa di secoli,e di tempo paziente, per la corteccia degli alberi, lamelle dei rinoceronti o le pietre lisciate dall’acque e corrose dai geli. Quel lottatore ne ha dati e presi dei colpi, nella lunghissima vita; quel nobile romano deve aver vissuto per secoli , sì che le sue guance e il suo collo hanno assunto le pieghe stesse della pelle degli elefanti ; quello scrittore et giornalista piemontese, a forza di girare il mondo per anni e annienta fine, si é arrotondato come una boccia. Et le donne, oh le donne, nude, accovacciate, rinchiuse, sono tutte, più o meno, palesemente, da chissà quanto tempo, incinte, in una gravidanza di pietra; in attesa , fra chissà quanto tempo, della nascita.

Carlo Levi